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"londra"

So' tornato a casa e ho detto le due frasi che dicono tutti quelli che corrono la maratona: la prima è "Mai più" e la seconda è "Qual è la prossima?". E mi sono iscritto. Immediatamente ho trovato un pettorale per la maratona di Londra, che non è una cosa facile, ma mi volevo rifare. Parto, era la fine di aprile, e dico: "Gianlu, vediamo se abbiamo imparato qualcosa, ricominciamo da zero". Fine di aprile, pantaloncini, canotta, e infatti lì pioveva; però non mi interessava, non mi interessava dei numeri, dico: "Andrò più lento. Con questo tempo chi se ne frega, l'importante è che io mi viva il momento, mi guardi attorno". E quindi parto e mi inizio a godere lo spirito di una maratona internazionale che è come se fosse la finale dei mondiali di calcio, ma per quarantadue chilometri: gente che ti incita, gente che ti fa il tifo, non ti conosce ma ti sospinge - come state facendo voi stasera - verso l'arrivo perché capisce il tuo sforzo, è una roba che ti mette un'adrelina incredibile. E poi è una cosa divertente perché è piano di gente con cartelli assurdi: ce n'era uno proprio nel momento dei crampi di New York che mi ricordo, dove c'era scritto "Smile, you payed for this", cioè "Ridi perché hai pure pagato"; o un altro, devo dire, molto esplicativo che diceva "Vai Maria, quarantadue lunghi e duri come piacciono a te", è ve- non l'ho inventata, è vero. E quindi mi voglio godere lo spirito della maratona, parto, do il cinque a tutti quanti i bambini, me la rido, c'è la musica a ogni angolo, supero quindici chilometri, venti, il momento dei crampi di New York lo supero. E inizio a sentire lo sballo del corridore, il runner sigh: inizio a sentire proprio che mi sale, ero felice, mi piaceva così tanto Londra sotto la pioggia - era tutto- mi sembrava veramente tutto bellissimo -, Londra sotto la pioggia, io-, Giulia che mi aspettava all'arrivo, addirittura a un certo punto ho pensato: "Ma lo sai che Fedez in effetti...". Trenta chilometri, trentadue chilometri, ne mancano solamente dieci, cazzo, ce la sto veramente facendo stavolta, più piano mi sto godendo il momento e ce la sto facendo. Ma a un certo punto, nella testa che era sgombra, si infila un pensiero negativo: "E se adesso arriva il muro?", il muro è una cosa che arriva dopo il trentaduesimo chilometro, tra trentadue e trentacinque, quando il corpo dice: "Io ho finito completamente le energie, ora arrangiati tu". Io l'ho preso in pieno, proprio ci son sbattuto dentro: ero fermo al centro della strada con crampi dovunque e mi son davvero spaventato, ho pensato che avrei avuto un malore o che mi sarebbe venuta la polmonite perché diluviava. C'era un fiume di gente che mi dava spallate, che mi insultava, ho avuto paura e ho avuto anche un momento di sfiducia in quel momento perché ho pensato: "Mh, cioè devo trovare una maniera per uscire da da 'sto bordello, aprire una transenna e andarmene, devo mollare. Non valgo proprio niente."


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